Le criptovalute – come Bitcoin, Ethereum, ecc. – sono ormai molto diffuse anche in Italia. Ma come si dichiarano al Fisco? È obbligatorio? E quando si pagano le tasse?
In questo articolo spiego in modo semplice cosa prevede la legge italiana nel 2025, con i principali riferimenti normativi.
✅ Devi sempre dichiarare le criptovalute?
👉 Sì, le criptovalute vanno sempre dichiarate, anche se non le vendi e non ci guadagni.
Secondo l’Agenzia delle Entrate, le criptovalute rientrano tra le attività finanziarie estere (art. 4 del D.L. 167/1990, convertito in L. 227/1990, il cosiddetto “monitoraggio fiscale”).
Quindi, vanno dichiarate nel quadro RW della dichiarazione dei redditi, per finalità di monitoraggio, come se fossero un conto estero. Non si paga nulla solo per possederle, ma si devono comunque comunicare.
✅ Quando si pagano le tasse?
Le imposte si pagano solo se realizzi una plusvalenza, cioè se vendi le criptovalute ottenendo un guadagno.
👉 Il riferimento è l’art. 67, comma 1, lettera c-sexies, del TUIR (introdotto dalla Legge di Bilancio 2023, Legge 197/2022): le plusvalenze derivanti da cripto-attività sono considerate redditi diversi di natura finanziaria.
Si paga un’imposta sostitutiva del 26% (art. 5, comma 2, D.Lgs. 461/1997) solo se il guadagno totale annuo supera 2.000 euro (franchigia).
✅ Se non vendi o non guadagni più di 2.000 euro in un anno, non devi pagare nulla.
✅ Dove si dichiarano?
La dichiarazione si fa in due sezioni:
Quadro RW → obbligatorio per comunicare il possesso delle criptovalute, anche senza guadagno. Devi indicare il valore al 31 dicembre e il valore massimo raggiunto nell’anno.
Quadro RT → da compilare solo se hai realizzato plusvalenze (cioè guadagni vendendo le criptovalute). Qui si calcola la plusvalenza e si applica l’imposta del 26%.
👉 Riferimenti:
Provvedimento Agenzia delle Entrate 2017 (interpello n. 956-39/2018)
Circolare 30/E del 30 dicembre 2023 (Agenzia delle Entrate, sulle cripto-attività)
✅ Cosa succede se non dichiari?
Se non dichiari, rischi:
Sanzioni per omessa compilazione del quadro RW: dal 3% al 15% del valore non dichiarato (art. 5, comma 2, D.L. 167/1990)
Multe raddoppiate se le cripto sono su piattaforme in “Paesi black list”
Ulteriori sanzioni per redditi non dichiarati
👉 Meglio dichiarare sempre, anche solo per monitoraggio, per evitare multe.
✅ Esempio pratico
Immagina che nel 2024 hai comprato Bitcoin per 5.000 euro, e al 31 dicembre valgono 6.000 euro. Non li hai venduti.
➡ Devi solo compilare il quadro RW, indicando i 6.000 euro.
➡ Non paghi tasse (non hai realizzato guadagni).
Invece, se nel 2024 hai comprato Bitcoin a 5.000 euro e li hai venduti a 8.000 euro:
➡ Devi compilare il quadro RW per indicare il possesso durante l’anno.
➡ Devi compilare il quadro RT per dichiarare la plusvalenza di 3.000 euro.
➡ Paghi il 26% su 3.000 euro = 780 euro di imposte.
✅ Novità del 2025
Dal 2025 è stato confermato l’obbligo di dichiarazione anche per staking, lending, DeFi e NFT, che rientrano nel concetto di cripto-attività definito dall’art. 67 TUIR.
Inoltre, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito (circolare 2/E/2025) che anche i wallet non custodial (tipo MetaMask o Ledger) devono essere dichiarati nel quadro RW.
📝 Conclusione
👉 Le criptovalute si devono sempre dichiarare nel quadro RW, anche se non le vendi.
👉 Paghi tasse solo se guadagni vendendo e solo se superi 2.000 euro di guadagno annuo.
👉 Se non dichiari, rischi multe pesanti.
Per evitare errori, è consigliabile affidarsi a un commercialista esperto in cripto-attività.